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Esiti della rivolta della brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa
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Esiti della rivolta della brigata Catanzaro a Santa Maria la Longa

Alla fine il conteggio delle vittime fu pesante, anche se le fonti, su questo punto, ancora oggi riportano cifre diverse e si contraddicono sui nomi degli ufficiali che persero la vita.
Gli atti di entrambi i processi riferirono di tre morti tra le truppe lealiste: il tenente Roberto Puleo, il carabiniere Francesco Baramasco e un militare di truppa, cui andavano aggiunti cinque ufficiali e venticinque soldati feriti, mentre il Diario storico del VII Corpo dŽarmata menzionò due ufficiali e un soldato morti per il 141° (più un ufficiale e tredici soldati feriti), due soldati caduti per il 142° (cui vanno aggiunti due feriti fra gli ufficiali e sei tra la truppa), e un carabiniere ucciso.
Il Diario della brigata non fornisce invece dati sulle vittime e dà un resoconto superficiale e incompleto dei fatti: non menziona neppure la repressione.
Questo comportamento fu coerente con la linea di sistematica sottovalutazione della vicenda impostata da Danise: Verso le ore 22.30 si udirono fucilate provenienti dagli accantonamenti dei due reggimenti della Brigata, accompagnate da alcune grida di ŽVogliamo riposo vogliamo cambiar fronte, siamo stanchiŽ. Il pronto intervento degli Ufficiali che erano tutti presenti presso i rispettivi reparti ha presto ristabilito la calma. Verso le ore 1.30 del giorno seguente tutto era finito. Tempo bello.

Il Diario del 142° segnala un militare morto e sedici feriti più il tenente Bottino colpito mortalmente e il maggiore Antonio Betti contuso, mentre quello del reggimento gemello annota lŽuccisione di tre soldati e il ferimento di altri undici, nonché il ferimento del maggiore Vincenzo Janni, del tenente Giulio Bassi e la morte del tenente Roberto Puleo.
Anche il rapporto indirizzato al Comando Supremo dal capitano Dodi annotò i nomi di due ufficiali che sarebbero stati uccisi dai rivoltosi: i tenenti Bassi e Puleo.
DallŽopera del Ministero sulle brigate di fanteria risulta invece che il tenente del 141° Giulio Bassi, di Reggio Emilia, morì in realtà il 30 agosto presso lŽOspedale Chirurgico n. 2, presumibilmente per ferite riportate durante i combattimenti della XI offensiva, anche se durante la rivolta fu ferito.
Giuseppe Del Bianco, infine, nel suo libro riferisce di tre ufficiali (tra cui un capitano), quattro carabinieri e una trentina di soldati uccisi nel corso dei disordini.
La fonte più attendibile risulta essere la relazione di Tettoni che computa due ufficiali e nove militari uccisi (senza fare nomi), nonché due ufficiali e venticinque militari feriti.

Le ricerche condotte per il nostro volume sulle fucilazioni sommarie confermarono il dato di due ufficiali morti per ferite presso lŽOspedale da Campo n. 206 di Santa Maria la Longa: Roberto Puleo, ventiquattrenne tenente palermitano del 142° (15 luglio) e Felice Bottino di San Damiano dŽAsti del 142° (16 luglio).
Giulia Sattolo, nel corso delle ricerche per la sua tesi di laurea, ha individuato alcuni nominativi di soldati deceduti nellŽospedale da campo n. 206.
Mario Saccà ha approfondito la ricerca consultando i relativi atti di morte che riportano, quale causa del decesso, generici fatti di guerra non connessi alla rivolta.
Non sappiamo quindi se si sia trattato di lealisti o di ribelli. […] Essi sono: Luigi Trivisonne, nato a Lucera il 10 ottobre 1896, 141°; Vincenzo Galati, nato a Vallelonga il 21 dicembre 1892, 141°; Enrico Bianchetti, nato a Iesi il 24 aprile 1890, 142°; Giuseppe Sclocco, nato a Pescara il 29 ottobre 1893, 141°; Guido Albini, nato a Roma il 2 aprile 1888, 142°; Placido Malerba, nato a Poggio Imperiale il 16 settembre 1896, 142°; Giacomo Martinelli, nato a Calcio il 4 febbraio 1895, 142°; Carlo Rogora, nato a Sacconago, di anni 34, 141° e Francesco Baramasco, nato a Pavone Canavese il 22 settembre 1897, 300° plotone CC.RR.


La 6ª Compagnia del 142° Reggimento e il 371° reparto mitragliatrici non si arrendono

Alle 3.30 della notte del 16 luglio pareva che i disordini si fossero placati: le truppe erano tutte rientrate nei rispettivi baraccamenti e gli ufficiali avevano alla mano gli uomini.
Successive notizie contraddicentesi tra di loro, che dapprima segnalano il ritorno alla calma, poi lŽaggravarsi notevole della situazione con richiesta di una compagnia di CC. RR. per lŽammutinamento di una compagnia intera, (la 6a del 142°) per il che si richiese lŽintervento dellŽartiglieria.
La migliore descrizione delle fasi preliminari è quella lasciataci dal maggiore Silvio Prestinari, allŽepoca dei fatti comandante provvisorio del I battaglione del 142° (effettivo dal 30 dello stesso mese): […] Il Sottotenente Lo Castro si presentò al Comandante del Reggimento verso le ore 1.30 o le 2. Ignoro di dove venisse. Fu tosto inviato presso il proprio reparto collŽincarico di riunirlo e portarlo sulla linea degli altri. Poco dopo il Lo Castro si ripresentò al Comandante del Reggimento seguito da un graduato (caporal maggiore Brancat) dichiarando che i militari della compagnia si erano rifiutati di seguirlo e che lo avevano invitato ad allontanarsi essendo la sua presenza inutile, giacché essi non si sarebbero lasciati per nulla persuadere a rientrare nella legalità.[…] Solo al mattino verso lŽalba, essendo giunto il tenente Salvatori la compagnia poté essere riunita. […] Il reparto, quindi, si mantenne asserragliato: In una posizione opportuna e con mitragliatrici faceva fuoco ostinato continuando la resistenza. Desistette solo dopo che vide piazzati contro gli autocannoni.
Così alla fine la presenza delle automitragliatrici, della cavalleria e dellŽartiglieria convinse gli uomini della 6ª e i loro compagni mitraglieri che la protesta non poteva che avere un epilogo tragico.
Il resto della brigata era stato pacificato, e nessun altro reparto, fra quelli accantonati a Santa Maria la Longa o nei dintorni, si era unito alla disperata rivolta degli uomini della Catanzaro.
Il sogno della sera prima era stato infranto, non erano arrivati i camion per portarli verso un fronte più tranquillo, né erano riusciti a raggiungere: La stazione e […] il campo di aviazione.
Vogliono incendiare gli apparecchi e vogliono che vengano i treni per ritornare alle loro case!
.
Essi non erano riusciti ad avere giustizia, non avevano ottenuto il ripristino delle licenze per la Sicilia sospese su ordine del Comando Supremo, e dovranno ritenersi fortunati se, invece di finire davanti al plotone di esecuzione, saranno nuovamente spediti nellŽinferno delle trincee.

i.g. e m.p.


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