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Giuseppe Ungaretti a Santa Maria la Longa
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Giuseppe Ungaretti a Santa Maria la Longa

La vicenda militare di Ungaretti è intimamente intrecciata con la formazione della sua poesia.
Per uno di quei perenni paradossi formativi della poesia, di fronte alla morte e distruzione degli affetti, essa incanta con la magia dellŽintensità della dolcezza.
E la morte Ungaretti la vide con gli occhi dellŽumile fante, di quello che in Francia si chiamava con il sinonimo di poilus – trincerista.
Ungaretti aveva vissuto a lungo a Parigi frequentando Soffici, Apollinaire, Palazzeschi, Boccioni, Marinetti e molti altri grandi intellettuali, poi, nel 1914, in Versilia, con gli anarchici – Pea, Prezzolini, Viani – ebbe i suoi guai con la polizia per aver fatto un versaccio mentre si suonava la Marcia reale.
Fu arrestato e finì in galera.

Amico di Carrà, di Papini e dei vociani, sotto le armi, nellŽestate del 1915, per motivi di salute fu aggregato tra il personale dellŽospedale militare di Biella come infermiere, non un ruolo glorioso, anzi, uno dei più sottomessi, ma da cui scaturirono le prime composizioni poetiche; la prima, Lindoro di Deserto è del dicembre 1915, lŽultima, Commiato, dellŽottobre 1916 da Locvizza.
Il 2 dicembre era infatti entrato in forza al 19° reggimento della Brescia, una brigata che sŽera dissanguata – 2.500 soldati e 70 ufficiali – sul San Michele, a Bosco Cappuccio e a Bosco Triangolare.
Ungaretti arriva dopo queste ecatombi, ma combatté fra Cima 3 del San Miche e San Martino fino ad agosto, andando al fuoco almeno in due cruente occasioni: il 14 maggio in un contrattacco nella trincea della Sella di San Martino occupata dagli austriaci di sorpresa e il 29 giugno, allorquando un altro attacco austriaco di sorpresa, questa volta con i gas, contro il San Michele coinvolge il I/19° e il II/20° tra Cima 1 e Cima 2, che, benché decimati, ripartano allŽattacco e riconquistano la cima.

Perdono in quel giorno tra gas e combattimenti 1.200 uomini e 32 ufficiali – vengono in pratica annientati, ma catturano un centinaio di prigionieri e la brigata Brescia guadagna una rara medaglia dŽargento.
Il 6 agosto Ungaretti va allŽassalto delle cime 3 e 4 del San Michele, la brigata perde 900 uomini e 32 ufficiali, ma riesce a tenere le posizioni di fronte ai furibondi contrattacchi austriaci che si susseguirono per il 7, 8 e 9 agosto.
Il 12 settembre la sua brigata ritorna in linea nella 7a Battaglia dellŽIsonzo a Castagnevizza e perde 1.550 uomini e 46 ufficiali.
Nuovo assalto il 9-12 ottobre nellŽ8a Battaglia con ancora gravi perdite – 900 uomini e 25 ufficiali fuori combattimento.

LŽesperienza di guerra che distinse Ungaretti da quella degli altri intellettuali interventisti è che egli fece la guerra da soldato semplice.
Il fatto che fosse schedato come anarchico in unŽItalia in cui gli anarchici uccidevano i re non gli permise di accedere al corso ufficiali.
Egli visse con i soldati fratelli – fuori dalla retorica parolaia e compassionevole degli ufficiali dai letti di lana – quella vita di trincea di frequentazione quotidiana della morte – LŽaria è crivellata come una trina dalle schioppettate degli uomini ritratti nelle trincee come lumache nel loro guscio – che gli altri artisti e letterati vissero in condizioni privilegiate.
A Versa incontrò il Tenente Ettore Serra – vero intenditore di poesia – che si occupò della stampa del Porto Sepolto, primo libro di poesie di Ungaretti.

Del suo anarco-sindacalismo cŽè traccia anche in San Martino del Carso: Di queste case non è rimasto che qualche brandello di muro Di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto.
Ma nel cuore nessuna croce manca È il mio cuore il paese più straziato, dove la frase non è rimasto neppure tanto si riferisce al sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni, pluriarrestato e pluricondannato per attività sovversive, falciato nei pressi della trincea delle Frasche sulle falde del Monte San Michele nel 1915 e il cui corpo, rimasto nella terra di nessuno, non venne più ritrovato.

LŽedizione udinese del Porto Sepolto uscì nel dicembre 1916 in 80 esemplari e, benché per tutto il 1916 il reggimento di Ungaretti andasse in riposo a Versa, e solo nel 1917, quando tenne la linea del Pecinka-Fajti, andò a riposo a Santa MariaLa Longa in due periodi: dal 1° gennaio al 6 febbraio e dal 26 maggio al 17 luglio, Ungaretti ha legato il suo nome a questo paese dove si trova la famosa scultura di Franco Maschio.

p.g. e m.m.
 
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