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LŽ ospedale della British Red Cross di Dolegnano
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LŽ ospedale della British Red Cross di Dolegnano

LŽospedale della Prima unità della B.R.C. diretta da Georges Macaulay Trevelyan aveva sede nella villa dei conti Trento a Dolegnano.
È lŽospedale di cui narra Hemingway in Addio alle armi in quanto fu lŽinfermiera inglese Agnes Conway, in forza appunto in questo ospedale, che raccontò una serie di aneddoti da cui lo scrittore trasse spunto per il suo romanzo allorquando si trovò ospite nellŽospedale milanese della Croce Rossa Americana dove miss Conway prestava servizio.
Trevelyan quando andò volontario nella Croce Rossa era già uno storico affermato in quanto aveva già 39 anni.
Egli era figlio di sir George Otto e pronipote del grande lord Macaulay, autore della History of England – a sua volta figlio di Zachary, il liberatore degli schiavi.
Il padre, storico e uomo politico, lord civile dellŽAmmiragliato e Segretario per la Scozia, aveva scritto una fondamentale opera sulla rivoluzione americana.
Georges aveva ereditato dalla sua famiglia la formazione liberale e la fede in un antico ideale di storia.

Educato ad Harrow e al Trinity College, egli si era convinto che il nuovo metodo storico avrebbe dovuto unire la solidità della documentazione con la freschezza dellŽimmaginazione narrativa, realizzando una narrazione ricca dŽinteressi umani.
Dopo un breve periodo dŽinsegnamento al Trinity, Trevelyan preferì dedicarsi alla ricerca e in breve si concentrò sulla storia italiana del Risorgimento.
Suo padre era stato un ammiratore di Garibaldi, sŽera arruolato e non era riuscito a partecipare allo scontro di Mentana perché giunto troppo tardi sul campo di battaglia.
Georges, imbevuto dei ricordi paterni, scrisse in tre volumi dal 1908 al 1911 lŽepopea garibaldina.
Per Trevelyan la scrittura della storia doveva far sì che lo stesso libro potesse essere apprezzato sia dal lettore generico, che dallo studioso di storia.
Dopo lŽesperienza del comando della I Unità Britannica Ospedaliera in Italia, che gli valse una medaglia dŽargento al valore, scrisse un libro di memorie, Scenes from Italy War (1919) e il fondamentale Daniele Manin e la rivoluzione veneziana (1923).

Subito dopo la dichiarazione di guerra dellŽItalia allŽAustria, sorse a Londra un Comitato per gli Aiuti ai feriti italiani presieduto da Mr. E. H. Gilpin con tesoriere Sir Rennel Rodd che fornì metà delle ambulanze ricorrendo a fondi sottoscritti dai cittadini inglesi come prova pratica della loro simpatia verso lŽItalia, lŽaltra metà fu fornita dalla British Red Cross il cui presidente, Sir Arthur Stanley, era anchŽegli convinto dellŽimportanza di un legame concreto con lo sforzo bellico italiano.
La I Unità di Trevelyan arrivò nel Medio Isonzo ai primi di settembre e questi inglesi furono per lungo tempo lŽunica rappresentanza in Italia degli Alleati: le uniche divise alleate che si potevano vedere tra il grigio-verde – come scrisse Trevelyan stesso.

Poi arrivarono la II e la III Unità con altre ambulanze dono dei minatori e dei proprietari delle miniere del Lancashire e Yorkshira e crebbero le inziative della British Red Cross in Italia, Infatti, fu solo nella primavera del 1917 che giunsero in Italia le famose batterie dei modernissimi cannoni inglesi di grosso calibro del generale Hamilton, seguite da quelle francesi in previsione di una potente offensiva italiana in grado di allegerire la pressione tedesca in Francia.
LŽospedale inglese di villa Trento crebbe gradualmente fino a raggiungere la capienza di 180 letti.
La duchessa dŽAosta lo visitò spesso intrattenendosi con i medici e le infermiere che gli facevano respirare lŽaria della sua infanzia passata a Stowe House.
I di Trento erano una famiglia di nobiltà cittadina discendente da Antonio Sartorelli, colonnello di Carlo V e luogotenente generale di Carlo di Borbone durante il Sacco di Roma del 1527.
nel 1791 avevano comprato una giurisdizione feudale con il titolo di conte.

La villa apparteneva ad Antonio di Trento e vi trovarono posto una ventina di infermiere inglesi e aiuto-infermiere più gli autisti, tutti volontari, delle autoambulanze.
Tra costoro vi erano due personalità di Cambridge: Mr. P. J. Baker, che comandò le ambulanze a Plava e sulla Bainsizza, e Mr. Geoffrey Young, alpinista e poeta, responsabile delle autoambulanze di Gorizia.
Si trattò di unŽopera notevolissima quella della Croce Rossa Inglese: dalle 20 ambulanze dellŽautunno 1915 si passò a un centinaio prima di Caporetto, esse trasportarono complessivamente 285.000 infermi, pecorrendo oltre 1.700.000 km. La loro opera fu essenziale soprattutto durante lŽepidemia di colera del 1916 quando i colerosi dovevano essere isolati e trasportati negli appositi ospedali.
Tra le infermiere che operarono a villa Trento vi fu anche la ventiduenne Freya Stark che diverrà famosa come esploratrice e scrittrice, consi derata il caposcuola del travel writing – come scrive Giovanni Cecchin in Isonzo Caporetto e la ritirata – e che lascerà un prezioso Diario della sua esperienza di crocerossina.

UnŽaltra miss inglese che faceva parte delle oltre 500 dame britanniche, che lavorarono in Italia fino allŽarrivo delle truppe inglesi dopo Caporetto, fu Mrs Watkins, responsabile degli spacci o dispense per i feriti in transito “che nutrirono oltr 157.000 feriti solo dal maggio allŽottobre 1917“, che suggerì per prima lŽidea al generale Capello, comandante della 2a armata, e lŽaiutò, a costituire la prima Casa del Soldato, un luogo ricreativo dove i soldati potevano leggere, scrivere – o farsi scrivere – a casa, assistere a spettacoli, che divennero nel 1918 uno degli aspetti fondamentali della cura per lŽaspetto psicologico e morale del soldato del nuovo esercito nato dopo Caporetto.

Il direttore dellŽospedale fu il Dottor Brock, che aveva esercitato per ventŽanni a Roma, ma vi furono anche il Dottor Thomas Ashby della Scuola Archeologica inglese di Roma e la Sister Power capo delle infermiere.
Il paese di Florence Nighttingale era più avanti di due generazioni nellŽassistenza ai feriti rispetto allŽItalia e forse proprio per questo allŽospedale inglese di Dolegnano venne affidato il compito di far sentire agli italiani la presenza dellŽalleato inglese che tanta parte aveva avuto nellŽappoggiare il cammino verso lŽindipendenza dellŽItalia durante il Risorgimento.
E in ciò mettere Trevelyan a capo della I Unità fu una scelta di garbo e lealtà.

p.g. e m.m.
 
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 - Personale dellŽospedale inglese
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