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Il cimitero degli Eroi ad Aquileia
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Il cimitero degli Eroi ad Aquileia

La storia ha voluto che in Italia lŽidentificazione nazionale avvenisse con una guerra.
La Prima Guerra Mondiale fu lŽavvenimento storico che diede agli italiani il senso di una comune appartenenza.
Non lo diedero le leggi dei Governi atte a tutelare la dignità dei cittadini, non lo diede la riforma agraria che avrebbe permesso allŽ80% della popolazione di sentirsi parte dŽuno Stato, non lo diede il suffragio universale maschile che fu dato a ridosso della guerra.
Lo diede la guerra con i costi che ogni famiglia pagò: 650.000 caduti, 984.000 feriti, 21.220 ciechi da un occhio, 1.940 ciechi da entrambi gli ochhi, 4.600 pazzi, 5.440 mutilati al volto, 25.716 tubercolotici, 19.600 neuropatici, 74.620 storpi, 120 privi di entrambe le mani, 120.000 invalidi, 3.260 muti, 6.740 sordi, 100.000 malarici, ecc.

LŽintera storia europea, e ancor più quella italiana, cambiò, ma ancor prima che si percepisse il mutamento epocale la nuova Italia dovette memorizzare i caduti, coloro che avevano dato la vita per la Patria.
Il termine stesso patria assunse un significato per decine di milioni di italiani.
Lo storico Michel Vovelle scrisse che il culto dei caduti mani-festatosi alla fine della guerra fu la più impressionante celebrazione collettiva della morte che si sia vista da parecchi secoli.
La fondazione dellŽidentità nazionale avvenne quindi attraverso la costituzione di luoghi commemorativi, luoghi in cui vengono commemorati avvenimenti e lŽimmane sacrificio collettivo che aveva compiuto lŽunificazione italiana iniziata con il Risorgimento.

Il luogo autentico del ricordo divenne Aquileia in quanto luogo di cristallizzazione o abbreviazione narrativa della guerra: Aquileia romana tolta allŽAustria-Ungheria; Aquileia ove confluivano gli eroi del Carso; Aquileia ove il maggior poeta dellŽepoca, Gabriele DŽAnnunzio, il vate, nel significato sia di profeta che di poeta della riscossa italiana dopo le umiliazioni africane e del 1866.
Il luogo della memoria principale con il viaggio della salma del Milite Ignoto da Aquileia allŽAltare della Patria divenne questŽultimo, ma Aquileia può ben riacquistare, dopo Redipuglia, il terzo posto in quanto conserva una varietà di segni e simboli, di personaggi e di storie che ne fanno uno dei principali luoghi veri di abbreviazione narrativa sia in senso martirologico, sia della coscienza storica.
Ad Aquileia cŽè infatti il racconto, vale a dire lŽattività spirituale determinante per la coscienza storica.

Il cimitero nuovo

Quando, nel luglio del 1915, io andai ad Aquileia, il cimitero era sparso di tumuli irregolari e dava lŽimpressione di un luogo poco curato.
Qualche salma di soldato era già stata sepolta, e altre salme venivano dagli ospedali di Monastero.
Bisognava stabilire un ordine per la sepoltura.
Tracciai il viale, quale si vede oggidì; mandai un autocarro a Concordia a svellere le piante di bosso, che avevo nellŽorto della mia canonica, e le feci trapiantare ai margini del viale.
Predisposi secondo un piano regolatore le sepolture dei soldati.
Il Comune di Firenze regalò gli allori, che fanno siepe lungo il muro di cinta, e Ugo Ojetti invia le rose benziane, che si arrampicarono sullŽabside della basilica.
La Dante Alighieri di Udine, per iniziativa di Ugo Zilli, regalò le croci in ferro battuto, eseguite da Calligaris.
Così il cimitero venne man mano acquistando il suo nobile aspetto di cimitero di guerra.


(tratto da Foglie secche di don Celso Costantini, parroco reggente di Aquileia durante la guerra)

Elementi significativi

Croci in ferro battuto ornate da un intreccio di fronde di lauro e quercia che circonda un disco bronzeo riportante la frase: Dulce et decorum est pro Patria mori oltre al nome e al reparto di appartenenza del caduto.
Monumento al Milite Ignoto, opera del Cirilli.
Arcosolio in pietra che sovrasta il sarcofago dei 10 militi ignoti tumulati il 4 novembre 1921.
Sulla fronte del monumento è stata affissa la lapide che contiene le parole pronunciate dal Duca dŽAosta nella cerimonia del 2 Novembre 1919.
Sulla cornice dellŽarco campeggia la frase Omnes isti in generationibus gloriam adepti sunt.
Ai piedi del monumento venne sepolta Maria Bergamas, la madre triestina che scelse la salma dellŽundicesimo Milite Ignoto traslato allŽAltare della Patria in Roma.
Sulla pietra tombale: Maria Bergamas per tutte le madri IV Novembre MCMLIV.
Scultura in pietra il Sacrificio di Edmondo Furlan (1921), rappresenta il Cristo che dalla croce conforta due fanti morenti ai suoi piedi.
scultura bronzea lŽAngelo della carità di Ettore Ximenes (1917), rappresenta il soldato morente sostenuto da una figura femminile.
Monumenti funebri di: Alessandro Ricordi, generale, comandante della Brigata Murge; Paride Razzini, Tenente colonnello, comandante del 3° battaglione bersaglieri ciclisti; Giovanni Randaccio, maggiore, comandante del II battaglione/77° reggimento fanteria.

m.m. e g.m.
 
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