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LŽ estrema difesa dei mitraglieri - Angelo Zampini
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LŽ estrema difesa dei mitraglieri - Angelo Zampini

Visto cadere il tiratore dellŽarma gemella.
Zampini si carica sulle spalle la sua e retrocede fino allŽabitato.
Quivi, come ho detto, la strada corre per una cinquantina di metri incassata fra le case per sboccare obliquamente nel largo della chiesa.
LŽultima casa, a destra, quella dei Venier, forma angolo con un muretto rientrante che sostiene la balaustrata in terra cotta di un orto.
A ridosso di questo spigolo, il sergente di Città di Castello piazza la sua arma e riprende a far fuoco.
Egli spazza tutta la via.
Chiunque sŽaffacci non ha probabilità di rimanere in piedi un secondo.

Era da poco giorno quando udimmo un vociare di soldati che si ritiravano – attacca a dire la fittaiola Romilda Venier, che col marito Fabiano e i figli suoi e della cognata, alcuni già maggiorenni, costituisce, diremo così, il corpo testimoniale - Capimmo che i Tedeschi stavano per entrare in paese.
Poco dopo però, una mitragliatrice cominciò a sparare dietro la nostra casa, sullŽangolo della piazza.
Da una finestra che dà sullŽorto potemmo vedere che il tiratore era un giovanotto bruno con gli occhi spiritati e i gradi di sergente.
Non saprei dire di preciso che ora fosse perchè poco prima uno “sdrapano“ [shrapnel] aveva spaccato lŽorologio del campanile.
Ad un tratto una voce di ufficiale gridò da una finestra: “sergente, si ritiri, ci circondano“ ma lŽaltro continuando a sparare: “io non mi ritiro, di qua non passano, ho da morire io prima che passino“.
Ed era vero che non sarebbero passati, neanche se fossero stati topi
.

- Quanto durò la resistenza? - domando.
La donna si consulta col marito.
UnŽora? UnŽora e mezzo? È difficile precisare la durata di certe emozioni.
Bisogna immaginare questa donna con quindici figliuoli intorno in una camera a pianterreno di una casa in mezzo al combattimento, con le pallottole che schioccavano sui muri come una sassaiola.
A un certo momento anche quelli di dentro udirono gridare dal fondo dalla via queste parole: “rènditi, bravo Italiano, rènditi“.

Ci voleva poco a capire che era un Tedesco, Vicina, appena di là dalla parete, la voce nota rispose: no, non mi arrendo, non mi arrenderò mai.
E la mitragliatrice riprese a crepitare.
Morto sullŽarma Il gran dramma si svolgeva nella via deserta, sotto la pioggia sinistra dei calcinacci scrostati dalle pallottole.
Di qua un uomo solo, avvinghiato alla sua arma, trasumanato da un santo furore: dallŽaltra parte, addossati alle case, alcune decine di uomini armatissimi, impazienti di avanzare, che se appena sporgevano la testa non rimaneva loro il tempo di articolare un monosillabo che sarebbero piombati a terra.
Intorno, dentro le casa sprangate, lŽangoscia che non trova parole, che parla soltanto con lo sbigottimento dei volti.
Due o tre volte il nemico rinnovò al meraviglioso mitragliere lŽintimazione di arrendersi.

… La casa dei signori Martimma ha il fianco interno cima guarda la campagna.
oltre gli orti, cŽè il giardino.
Questa via scelsero le pattuglie germaniche per allacciarsi sulla piazza alle spalle dellŽItaliano cima non voleva arrendersi.
Sembra provato che lŽultima intimazione di resa sia partita da nemici arrampicatisi sullo zoccolo del campanile o appiattati dietro il cancello tra il campanile e la chiesa; certo di lì partì la fucilata obliqua che aperse uno squarcio nel muretto di sostegno, giusto allŽaltezza di un uomo inginocchiato
.

Zampini aveva 23 anni, era di Città di Castello e sŽera caricato la S. Etienne in spalla quando aveva abbandonato la linea sul Ledra, aveva piazzato lŽarma a ridosso di un muretto sullo slargo della chiesa e lì era rimasto da solo.
Doveva essersi portato molti nastri, ma la S. Etienne, raffreddata ad aria, non necessitava del bidone dellŽacqua di raffreddamento come la Fiat e quindi poteva essere più facilmente trasportabile e manovrata da uno solo, anche se aveva il diffetto di incepparsi facilmente proprio a causa dell surriscaldamento della canna, ma se gestita con cura lŽinceppamento si poteva evitare.

Che i tedeschi a Farla fossero un tantino esasperati dalla resistenza italiana lo si può desumere sia dallŽabbattimento del Zampini, sia dal fatto che a un certo punto usarono pallottole esplosive.
Questa pallottola era una granata da fucile in proporzioni minuscole, il suo foro dŽentrata era di proporzioni molto piccole, mentre quello di uscita presenta uno squarcio profondo dallŽaspetto necrotico, irregolare e tondeggiante del diametro addirittura di 7-8 centimetri, mentre la pallottola normale entrava e usciva dal corpo, la pallottola esplosiva esplodeva non appena urtava il corpo come se fosse stata una piccola bomba, in tal modo la ferita era tale da mettere immediatamente fuori combattimento il ferito, sia per la sua gravità, sia per la morte che poteva sopraggiungere in breve.

Evidentemente i tedeschi le usarono sia per mettere fuori uso le mitragliatrici, sia per abbattere i serventi che, se non portati subito al posto di medicazione, morivano poco dopo.
Il sergente Zampini non ebbe quindi la medaglia dŽoro, ma neanche molti altri soldati e ufficiali che quel giorno combatterono senza risparmio.
LŽoro conta solo perchè lascia un ricordo scritto, ma anche il racconto scritto delle loro gesta può rimanere nella memoria e quindi non sprofondare nellŽoblio.
 
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