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Cervignano - Il Principe Condottiero
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Cervignano - Il Principe Condottiero

Emanuele Filiberto era nato nel 1869.
La sua fu unŽeducazione tipica dei Savoia, austera e militare.
Il suo precettore fu il maggiore Perrucchetti – il fondatore del Corpo degli Alpini.
Il duca entrò allŽAccademia militare di Torino a 15 anni uscendone nel 1886 come sottotenente di artiglieria.
Assunto nel 1890 il titolo di duca dŽAosta, nel 1894, a 25 anni, fu promosso colonnello comandante del 5° reggimento dŽartiglieria da campagna a Venaria Reale.

Tenente generale nel 1902, fino al 1906 Emanuele Filiberto visse con la moglie Elena dŽOrléans a Torino, nel palazzo Dal Pozzo della Cisterna della madre e i suoi figli, Amedeo duca delle Puglie e Aimone duca di Spoleto, erano cresciuti al di fuori dei formalismi di corte e avevano ricevuto unŽeducazione civile, come quella della madre educata secondo il sistema inglese.
Tuttavia nellŽestate del 1906 Emanuele Filiberto assunse il comando del Corpo dŽArmata di Napoli, cosicché i duchi si trasferirono nella reggia di Capodimonte, e lì il modo moderno dŽinterpretare la regalità di Elena e lo stile di Emanuele Filiberto fecero della reggia quel esempio di corte europea che a Roma Vittorio Emanuele rifuggiva: ricevimenti eleganti, balli, incontri intellettuali, ma anche visite nei quartieri popolari e azioni benefiche.

Nel 1910, a 41 anni, comandò unŽarmata in guerra pur rimanendo a Napoli, lontano dai pericoli della guerra in Libia, ciononostante contrasse il tifo – probabilmente visitando i malati e i feriti rientranti dal deserto –, il che gli impedì di assumere subito il comando della 3a armata nella mobilitazione, occulta, del 1914.
Era ancora convalescente quando partì per assumere il comando e sul Terraglio, tra Mestre e Treviso, ebbe un incidente automobilistico che per poco non gli fu fatale Cadorna non volle che il principe commettesse degli errori e gli affiancò come capi di Stato Maggiore due generali esperti, Augusto Vanzo – che sarà il suo braccio destro fino al giugno 1917 – e poi Giuseppe Vaccari.
Non erano in realtà dei geni militari costoro, ma avevano più esperienza del duca che, comunque, non brillava né per qualità intellettuali, né per competenze militari.

Il maggiore artefice dei successi della 3a armata fu il Tenente Colonnello Roberto Segre – 2 medaglie dŽargento, promozione a colonnello per merito di guerra – che nel 1916 ideò lo schieramento e lŽimpiego delle artiglierie per lŽattacco contro Gorizia.
Con il suo prestigio, la sua alta statura e un atteggiamento sempre disponibile pervaso da una innata regalità, Emanuele Filiberto impersonava il ruolo militare dei Savoia, molto più del re che con quel suo vezzo di muoversi con la macchina fotografica dava più lŽimmagine di un turista di guerra.
Emanuele Filiberto rappresentava la 3a armata, quella più vicina a Trieste, quella dellŽinferno carsico, ma anche quella di DŽAnnunzio, quella vezzeggiata dai giornalisti proprio per la presenza di un Savoia a capo delle azioni più impetuose.

In realtà, così come il re non sŽintrometteva in questioni militari, così il duca dŽAosta eseguiva scrupolosamente gli ordini del Comando Supremo.
Il duca appariva allŽopinione pubblica come un gentiluomo che, dallŽalto del suo Olimpo, era estraneo alle mene carrieriste degli altri generali, ma manifestava quel entusiasmo e quellŽestimazione verso le truppe che era dettata sì dalla sua superficialità, ma che rafforzava lŽimmagine del padre amorevole degli uomini della 3a armata anche se, logicamente, firmava gli ordini di fucilazione e pretendeva la massima severità dai comandanti.

Il duca ebbe sempre un rapporto affettuoso con DŽAnnunzio che trovò in lui lŽappoggio per molte delle sue missioni.
Emanuele Filiberto fu poi spontaneo ammiratore degli erosimi dei suoi ufficiali.
Quando decorò il tenente Aurelio Baruzzi della medaglia dŽoro per la sua straordinaria impresa a Gorizia, torreggiando – avendo a lato il conte di Torino – sul tenente di Lugo, repubblicano, basso di statura, con la giacca sgualcita e spaiata con i calzoni, che con 4 soldati aveva fatto oltre 200 prigionieri, gli confessò mentre tutti i reparti dellŽarmata si preparavano allo sfilamento: Nessuno fu mai invidiato da me; eppure, in questo momento io la invidio!.

Emanuele Filiberto fu forse il migliore comandante dŽarmata della guerra: affabile, cortese, signorile, imperturbabile, ebbe modo di diventare un mito perché sapeva trattare la gente umile con urbanità e buon senso: fu un comandante con stile; girava per le vie di Cervignano senza scorta, partecipava alla vita cittadina interessandosi dei fatti del giorno.
Egli viveva nella villa Antonelli, accanto alla villa Bresciani ove era il Comando della 3a Armata e spesso alla mattina si fermava a parlare con le persone che incontrava – gli anni di Napoli avevano instillato quellŽattenzione verso le classi popolari che altri Savoia non possedevano di certo: Come va Bastianat? chiedeva a un facchino del porto, Sebastiano Bradaschia, al quale aveva regalato un sigaro affinché smettesse di usare le bestemmie come punteggiatura alle sue frasi.

A Cervignano gli operai militarizzati e il Genio militare italiano edificarono immediatamente ricoveri antiaerei, magazzini e depositi, ospedali, sedi di comandi.
Potenziarono il porto sullŽAusa che metteva in comunicazione con la laguna e con la litoranea veneta e incominciarono a costruire una ferrovia che collegasse Palmanova a Cervignano.
Il tracciato ferroviario venne utilizzato durante il conflitto dai treni-ospedale, dai militari italiani in permesso e in convalescenza, dai treni carichi di prigionieri austro-ungarici destinati ai campi di prigionia.
Negli anni 1915-1917 vi era una ferrovia che collegava Cervignano a Papariano in Comune di Fiumicello (estremo sito in prossimità alla linea di fuoco) e dalla strada in direzione di Aquileia e Grado.

p.g.
 
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