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Monte Kum e la difesa della brigata Elba contro la divisione di von Below
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Monte Kum e la difesa della brigata Elba contro la divisione di von Below

Sul Monte Kum esistevano molte batterie di obici pesanti e di cannoni di grosso calibro.
Il Monte faceva parte della linea di resistenza a oltranza.
Esso venne investito il 26 ottobre 1917 dai granatieri brandeburghesi dellŽ8° reggiemto del Colonnello von Gluszewski, dal 52° fanteria della 5a divisione tedesca, Generale von Wedel, del Gruppo Scotti, ma soprattutto dal 3° reggimento Jäger comandato dal Colonnello Ralf von Rango facente parte della II brigata Jäger della 200° divisione del Generale von Below.
Il 3° reggimento era forte di 36 mitragliatrici pesanti e 72 di leggere e il 24 aveva compiuto lŽimpresa di conquistare lo Jeza.
LŽElba difese Monte Kum fino alle 11 del 26 ottobre per poi ripiegare verso Castelmonte-Monte Spig.

In cinque ore, se circondata, una brigata può essere annientata e la versione del generale Krafft von Dellmensingen dà come prigionieri in quellŽazione congiunta delle truppe dŽassalto delle due divisioni tedesche i Comandi delle brigate Elba e Puglie, 80 ufficiali, 3.500 uomini, 51 mitragliatrici e 61 cannoni.
In realtà le cose andarono diversamente e qui noi riportiamo la narrazione di due comandanti avversari, il Colonnello von Rango e il maggiore Ruva.

Von Rango: Per quanto la riguarda i fatti si erano svolti come segue.
B. Colonna di sinistra (Monte Hum), comandante capitano von Tippelskirch.
Truppe: III battaglione del 3° Jäger, 7ª batteria cannoni da montagna.
Questa colonna la sera del 25 ottobre si era arrestata temporaneamente, con la sua forza principale, a quota 990 di La Cima, solo lŽ11ª compagnia era stata spinta in avanti e aveva preso possesso alle 21.30, con unŽardita azione, di Clabuzzaro e della piccola altura 797 posta più ad ovest.
Delle pattuglie spinte in avanti stabilirono che il nemico si trovava subito di fronte, in prossimità della chiesa che era davanti a San Volfango.
Di conseguenza il comandante di battaglione mandò la 10ª compagnia in sostegno dellŽ11ª, fin dietro lŽaltura 797 a sud-ovest di Clabuzzaro.
Alle 5.00 anche il resto della colonna avanzò verso questa altura, mentre la 10ª e lŽ11ª compagnia procedevano lungo la dorsale montuosa verso San Volfango.
Queste compagnie vennero fatte oggetto da Obbenetto di un forte fuoco sul fianco, anche Obranch si rivelò occupato.
La 7ª batteria cannoni da montagna aprì quindi il fuoco e spianò la strada alla 10ª e allŽ11ª compagnia.
Le compagnie espugnarono la linea di S.Volfango e vi catturarono 5 cannoni a canna lunga da 150 mm e tre mitragliatrici.
Il nemico ormai non resisteva più.
La colonna proseguì la marcia in direzione di Monte Hum e arrivò incontrastata fino a Rocchin quota 652.
Qui venne investita da fuoco di fanteria dal versante settentrionale dello Hum e il battaglione si spiegò dapprima verso questa montagna.
Presto però si poté accertare che la cima era già nelle mani dellŽ8° Reggimento dei Leibgrenadier della 5ª Divisione di fanteria e che il nemico continuava a resistere solo in alcuni nidi difensivi sul versante settentrionale della montagna.
Le nostre mitragliatrici spazzarono il pendio.
Le pattuglie tornarono indietro con alcune centinaia di prigionieri e riferirono che il versante settentrionale, fin giù alla grande strada, era stato rastrellato dai nemici.
A Rocchin perciò il capitano von Tippelskirch riunì la sua colonna e si ricongiunse alle 15.00 a Clodig col Reggimento
.

Il 24 ottobre il compito del 262° reggimento era quello di difendere le trincee di Monte Kum anche allo scopo di raccogliere truppe che fossero state buttate dalle prime linee.
Il II/262° occupava il costone di Pusno- Srednje, il III lo sperone di C. Clava e di case Malinske, mentre il I veniva utilizzato a San Volfango e Lombai.
Il maggiore Giovanni Ruva comandava il III battaglione, il capitano Giovanni Metitieri il II e il capitano Denti il I.
Il capitano di complemento Giuseppe Denti abitava con sua moglie e due figli a Cingia deŽBotti, un paesotto tra Cremona e Casalmaggiore, nel cuore della Pianura Padana.
Aveva trentacinque anni, faceva il maestro elementare ed era stato richiamato nel 1915 da tenente, lui, che aveva fatto il corso allievi ufficiali a Brescia nel 1903, sŽera così trovato già capitano nel settembre 1915 e nellŽagosto 1916 comandante del I/262° della brigata Elba.

Il suo I battaglione aveva una forza di circa 600 uomini ed era composto da tre compagnie fucilieri, due sezioni mitragliatrici Fiat (una sezione era passata al III/262°), due sezioni pistole mitragliatrici, una sezione lanciatorpedini e un reparto zappatori; se il battaglione fosse stato a ranghi completati – per complessivi 900-1.000 uomini – avrebbe avuto una notevole potenza di fuoco, ma quel 26 ottobre era ridotto a un paio di mitragliatrici Fiat e a 6 pistole mitragliatrici.
Il 25 gli vengono tolte due compagnie e la sezione pistole che passano agli ordini della brigata Spezia e vanno a occupare la trincea Lombai-Obrank-Monte Napour.
Denti rimane con 350 uomini: 1a compagnia col sottotenente Casati, due sezioni di mitraglieri della 1301a compagnia con i tenenti Cotta e Strano, una sezione di pistole del Tenente Faulisi, la sezione lanciatorpedini dellŽaspirante Cornacchia e il reparto zappatori del sottoTenente Guffanti.

Durante la notte si sentono fischi, richiami e grida di comando e si vedono luci di lampadine nei boschi sulle pendici del Kolovrat, il battaglione al suo fianco rigetta un attacco, ma alle 2 il Tenente medico Grisi lo avverte che molta gente si ritira in disordine per la strada di Passo Zagradan, dò ordine ai Tenente Faulisi e Strano di fermare tutti, con qualunque mezzo, e in pari tempo informo il comando di brigata il quale ordina di inviare quella truppa a Lombai.

Due ore dopo, alle 4,30, Denti riceve comunque lŽordine di ritirarsi a Ruchin; alle 5,30, mentre si recuperano delle casse di munizioni, viene mitragliato da pattuglie tedesche giunte ormai sul Costone di San Volfango e Colle Glava.

Ordino tosto ai miei di salire su Monte Kum, entrando nella vicina trincea (trincea orientale superiore) a cui si può accedere solo varcando il reticolato.
Anche il Generale Spiller dà lo stesso ordine, e cerco, coadiuvato dal mio aiutante maggiore aspir. Zucchi, di far passare dal varco quanti più uomini posso, malgrado il grandissimo pericolo perché il varco era preso di mira in modo particolare.
Molti uomini vedo cadere.
Frattanto molta di quella truppa ammassata sulla strada, sia per lŽevidente pericolo a cui era esposta, sia perché non da tutti poté essere inteso lŽordine di salire sul Kum, si ritira per diverse direzioni, e cioè, o scendendo in valle Burlin, verso Lombai- Obrank o seguendo la strada che aggira Monte Kum.
Io, col mio aiut. m. Zucchi, mi porto nella detta trincea orientale superiore del Kum, ove avevo potuto raccogliere un centinaio di uomini.
Dalla trincea apro il fuoco sul nemico che già si vedeva in dense masse su Colle Glava, e lo costringo a ritirarsi.
Mi trovo perfettamente isolato.
Nessuna notizia posso avere dagli altri due battaglioni.
Mi mancano le mitragliatrici (si erano ritirate per la strada verso Tribil), e ho poche cartucce, cioè le sole portate dagli soldati.
Nella trincea non esiste nessun deposito di munizioni.
LŽunico deposito (caverna n° 2 al bivio Ruchin) era già in potere del nemico.
Nella trincea trovo il capitano Nuovo del III battaglione, con pochi uomini.
Dalle ore 8 alle 9.
– Con successive riprese di fuoco respingo il nemico ogni qual volta tenta di avanzare sul mio fronte.
Verso le ore 10 desiste dal proposito di attaccare frontalmente Monte Kum, nè più si fa vedere.
Suppongo allora che voglia tentare lŽaggiramento di Monte Kum e ben presto mi accorgo di questa nuova manovra.
Infatti vedo Kambresco già occupata e il nemico già sŽinfiltra per valle Judrio, favorito dal terreno boscoso, e, tenendosi sempre in basso, sta aggirando a sud il Colle Cella (a sud di Monte Kum), dirigendosi verso la strada di Tribil.
A nord di M. Kum il nemico già è penetrtato in valle Burlin.
A difesa del Kum non cŽè che la mia poca truppa (come si è visto un centinaio di uomini) già quasi sprovvista di munizioni
.

LŽattacco del IV battaglione degli Jager di von Rango viene quindi compiuto contro una compagnia di fanti del I/261° sostanzialmente priva di munizioni.

Giudico impossibile e assurda una seria resistenza su quelle posizioni – continua Denti –, mentre un ulteriore indugio sulle medesime significava perdere ogni possibilità di ritirata.
Per queste considerazioni, che i fatti svoltisi subito dopo dimostreranno fondate ed esatte, alle ore 11 circa scesi con i miei uomini da M. Kum sulla strada dirigendomi verso Tribil di Sopra.
Poco oltre Tribil feci una breve sosta per riordinare la truppa, quivi fui subito raggiunto dal mio comandante di reggimento T.Colonnello Della Croce, sopraggiunto con altri uomini.
Sulla strada avevo ritrovato alcuni ufficiali miei, e uomini di truppa del mio e di altri reparti e corpi (tenenti Strano, Cotta, Faulisi, Casati); e tutti insieme si prosegue ritirandosci verso Castelmonte.
Ore 15 (26 ottobre).– Si arriva al bivio detto di San Leonardo, presso Castelmonte, ove troviamo truppe diverse, generali ecc., e dove si vuol stabilire una linea improvvisata di resistenza.
Seguendo il mio comandante di Regg.to e un generale (credo il Generale Negri della 19a Divisione) mi reco a riconoscere il terreno, e stabilisco la line in maniera da fronteggiare possibili attacchi provenienti dalla strada (chiesa di San Nicolò), da Nord e da Nord-Est.
Con tale presupposto a nulla poteva servire la trincea esistente che faceva fronte a valle Judrio
.

Meno fortunato fu il maggiore Giovanni Ruva, comandante del III/262° Ruva era di Novara e aveva 37 anni, era celibe e aveva ben due medaglie di bronzo.

Alle prime luci dellŽalba [del 26], notati movimenti nemici nei pressi di Molini Ruchin, la 262a compagnia Mitragliatrici e i reparti più avanzati della 9a compagnia aprivano il fuoco, e verso le ore 6 anche reparti della 10a e dellŽ11a compagnia fecero altrettanto dalle pendici N.E. di M. Kum contro reparti nemici.
Circa le ore 7 dal Comando della brigata Elba [Colonnello Spiller], che si era recato presso il comando dela 262° Reggimento Fanteria, il sottoscritto riceveva, per telefono, lŽordine di resistere sul posto sino agli estremi.
Subito dopo veniva a sapere che le mitragliatrici della 262a compagnia mitraglieri erano state poste fuori combattimento e che la 9a comp, in parte già sopraffatta dal nemico, ripiegava da Monte Glava per bivio Lombai-Ruchin, in seguito ad ordine impartitole direttamente dal comando del 262° Reggimento Fanteria Nel contempo, chiamato nuovamente al telefono dal Comando del reggimento, il sottoscritto veniva informato che il nemico, rotto il fronte del 261°, avanzava da Ruchin e bivio Lombai, e che stava aggirando la nostra sinistra, e riceveva ordine, dal colonnello Della Croce, di risalire dalle trincee di M. Kum a quelle alte, ivi ripiegare su Tribil di Sopra ove si dirigeva il Comando del reggimento
.

Proprio mentre verso le 8 Ruva stava eseguendo la manovra venne a saper e da alcuni soldati del I battaglione provenienti dal bivio di Ruchin che il generale Spiller era stato fatto prigioniero e dal bivio di Ruchin i tedeschi stavano salendo la sommità del Monte Kum.

Al suo battaglione non restava quindi di ripiegare per le alture orientali del Kum: radunati alcuni soldati del I battaglione e della 11a comp, furono dal sottoscritto schierati a cavaliere delle trincee basse di M. Kum e del sentiero ad occidente di casa Malinski, fronte alle trincee antistanti il bivio Lombai-Ruchin, affincé impedissero lŽavanzata nemica da quella parte.
Affrettato il ripiegamento della 10a compagnia questa fece in tempo, girando lungo lŽIudrio e il Monte Cella, a dirigersi verso Tribil di Sopra.
Tale movimento fu possibile farlo eseguire anche alla sezione Bettica ed ai reparti della 11a compagnia schierati più ad oriente e collegati con la 10a compagnia, ma non fu possibile farlo compiere agli ultimi uomini dellŽ11a compagnia poiché il nemico, salito sulla sommità di M. Kum, dalla strada che dal bivio Lombai-Ruchin conduce a Tribil di Sopra, con forti forze, ascesa già spinti reparti sul costone di Monte Cella e sino allŽIudrio, dominando e battendo le pendici di M. Kum e la valle dellŽIudrio, ed era riuscito a sbarrare materialmente lŽunica via di scampo, rigettando gli ultimi pochi uomini dellŽ11a compagnia a fondo valle, ed aveva incominciata la pulizia di M. Kum con forti pattuglie mitragliatrici.
Anche il sottoscritto, che per poter far compiere tale movimento ritrovavasi ultimo fra tutti, si trovò tagliato fuori col proprio sergente di maggiorità Tartara Mario e col ciclista Quadri
.

Il maggiore Giovanni Ruva fu fatto prigioniero alle 14 lungo la strada verso Tribil quando, dopo una curva, si trovò improvvisamente di fronte a un maggiore bavarese ferito che, contornato dal suo stato maggiore, attendeva di poter tornare indietro.
La battaglia del Monte Kum rappresenta un esempio di come si trovarono a combattere durante la ritirata truppe ormai prive di potenza di fuoco contro reparti armati e marcianti secondo rigide linee dŽattacco.

p.g.
 
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