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LŽ eremo di DŽ Annunzio a Cervignano
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LŽ eremo di DŽ Annunzio a Cervignano

La sera del 24 maggio DŽAnnunzio è a Milano in casa Aldovrandi: ha inotrato richiesta dŽessere richiamato alle armi quale volontario, ma vuole puntare senzŽaltro ai massimi livelli.
CŽè un inghippo, il suo foglio matricolare riporta che ha sì 52 anni, ma che ha il grado plebeo di Sergente della Milizia Territoriale, grado che tra parentesi non ha mai ricoperto, men che meno nella Territoriale che è oggetto delle più salaci barzellette e dileggio.
Sottolinea con forza di aver conseguito a suo tempo lŽidoneità alla nomina a ufficiale e chiede che gli venga riconosciuto il grado al quale aveva rinunciato a suo tempo.
Formalmente la cosa è impossibile perchè il regolamento militare non è una cosa che si possa prendere alla leggera, ma Salandra, che con il re e Sonnino è uno degli artefici del Patto di Londra, fa predisporre un Regio Decreto – il n° 966 del 10 giugno 1915 – con il quale DŽAnnunzio è nominato con decorrenza 19 giugno tenente di complemento dellŽArma di cavalleria.
È Cadorna stesso che lo comunica al poeta con una lettera.

Cadorna pensa che il poeta sarà solo lŽaedo prestigioso delle vicende belliche, dimenticando che DŽAnnunzio sarà alle dipendenze della 3a armata e che il duca dŽAosta è un ammiratore entusiasta del poeta perché anche lui si compiace di esibirsi in prose alate e magniloquenti, ma assai meno congrue.
Ricevuta la divisa DŽAnnunzio parte da Roma e giunge a Venezia il 18 luglio, il 7 agosto decolla per volare su Trieste: ha inizio la guerra di DŽAnnunzio, una delle vicende più spettacolari dellŽintera storia italiana che porteranno il poeta a diventare comandante di un esercito personale a Fiume, avendo dalla sua i duchi dŽAosta stessi.
Ed è proprio per stare vicino al comandante della 3a armata che si spostò a Cervignano.

Il Tenente Colonnello Giuseppe Petella comandante dei carabinieri dellŽarmata gli trovò due belle stanze al pianterreno della casa che Pietro Sarcinelli sŽera fatto costruire proprio sul porto di Cervignano per poter meglio controllare le sue innumerevoli attività commerciali, imprenditoriali e agrarie.
Le stanze erano piene di uccelli impagliati, ma DŽAnnunzio si procurò una serie di paraventi, un arazzo e un letto con una coperta di gatto tigrato.
Quella diverrà la sua residenza ufficiale, alternata con quella veneziana quando si trattava di imprese aeree o navali.
DŽannunzio pretende di disporre di ampia possibilità di scegliersi le operazioni che suscitino la pià ampia risonanza propagandistica.

Il 1° ottobre si presenta a Cadorna e si ferma a colazione con lui e Padre Semeria, conquista entrambi e da allora Cadorna gliele perdonerà trutte.
Il 7 ottobre riceve la visita del famoso giornalista Ugo Ojetti e vanno insieme in auto ad Aquileia, chiaccherano e nasce in loro lŽidea di un volo su Vienna.
Intanto DŽAnnunzio, da buon ufficiale di cavalleria si è procurato due cavalli – Doberdò e Vai, vai! –, una nuova incombenza per il sio attendente Italo Rossignoli.
Il 21 ottobre assiste per la prima volta ad unŽazione della fanteria.
Le brigate Piacenza e Alessandria vanno allŽattacco del San Michele e lui le guarda dalla soffita della casa parocchiale.
Il 2 novembre, giorno dei morti, Il Corriere della Sera dedica una pagina intera ai suoi Tre salmi per i nostri morti; il 14 novembre lŽIllustrazione Italiana gli decida la piena pagina della copertina mentre ad Aquileia commenta ai soldati i suoi Tre salmi; il 16 appare sul Corriere una lunghissima Ode alla Nazione Serba: DŽAnnunzio diventa il cantore della guerra, alterna la permanenza a Cervignano con quella alla Casetta Rossa a Venezia, la sua collaborazone con il Corriere diventa tale che si susseguono liriche e orazioni e preghiere.

È il periodo in cui il poeta stringe amicizia con i giovani aviatori degli Albatros della stazion idrovolanti di Venezia.
LŽammiraglio Thaon di Revel, comandante in capo della stazione marittima di Venezia dà lŽultima autorizzazione – dopo quella di Cadorna e del duca – per un raid aereo Venezia- Ancona-Zara-Ancona-Venezia, ma dopo unŽincursione su Pola cade il capo-spedizione Tenente di vascello Peppino Miraglia.
DŽAnnunzio pensa quindi a una spedizione con il Tenente di vascello Luigi Bologna, il 15 gennaio partono per una ricognizione sullŽIstria ma giunti sulla verticale di Grado il motore si spegne e Bologna deve effettuare un amaraggio che viene effettuato con una violenta insaccata.
Bologna se la cava con lievi escoriazioni, lŽosservatore DŽAnnunzio sbatte violentemente con la fronte e lŽocchio destro sul bordo della carlinga o, come dirà sempre poi, contro la mitragliatrice.
La ferita è lieve ma per alcune ore rimane cieco e si sposta barcollando, nè palesa dolore, ma non ne parla con i commilitoni tanto più giovani di lui, dice solo di essere un poŽstanco.
Non vuole che la notizia danneggi la considerazione del pilota o comprometta il volo su Trieste già deciso per lŽindomani.

Il giorno dopo infatti su un nuovo idrovolante Lohner fa il volo su Trieste.
Il timore dŽesser lasciato a terra lŽaveva indotto a non farsi medicare, né esaminare lŽocchio e questo scelta lop portò senzŽaltro a perdere lŽocchio destro che se curato opportunamente avrebbe forse potuto essere salvato.
Con Bologna il poeta effettuerà altri voli finché agli inizi del 1917 egli passerà in forza al I Gruppo aereoplani di Santa Maria La Longa.
Nel frattempo DŽAnnunzio era passato in fanteria sul Carso con i granatieri di Toscana – i lupi –, avendo stretto amicizia con il capitano Giovanni Randaccio che lo guidò sul Veliki e sul Fajti.

Randaccio, avvolto nella bandiera recatagli da DŽannunzio che doveva sventolare per prima su Trieste, andò allŽassalto sul Carso; lŽazione frutterà a Randaccio la terza medaglia dŽargento e a DŽAnnunzio la fama di audace combattente della fanteria.
Randaccio morì in seguito a un attacco a Quota 28, in maggio, nellŽospedale da campo 057 di Monfalcone e DŽAnnunzio, che era stato con lui sullŽautoambulanza, ne farà lŽelogio funebre.
Il re concederà poi a Randaccio la medaglia dŽoro, mentre per DŽAnnunzio si proposero altre due medaglie dŽargento.
Poi ci fu il periodo di Santa Maria la Longa.

Dal 14 maggio 1917 il poeta fu in forza al I Gruppo aereoplani cui facevano capo parecchie squadriglie da caccia e da ricognizxione e la stazione idrovolanti di Grado.
In quel periodo si firma in friulano Puar Gabriel de Sante Marie le Longe e conduce una vita francescana.
Sarà lui che scriverà una descrizione della fucilazione degli ammutinati della brigata Catanzaro riportata da Vittorio Martinelli in La guerra di DŽAnnunzio.

p.g.
 
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