HOMEPAGE   INTRO   ARTICOLI   IMMAGINI   CREDITI   CONTATTI  
Villa Dora - Il Diario di Elena dŽ Orléans duchessa dŽ Aosta
CERCA NEL SITO





 
Sito realizzato dal Servizio Cultura della Provincia di Udine
Sito realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia


Villa Dora - Il Diario di Elena dŽ Orléans duchessa dŽ Aosta

Elena, terzogenita di Luigi Filippo dŽOrléans, conte di Parigi, era nata in Inghilterra nel 1871; era vissuta nel castello di Chantilly fino al 1886 quando era stato proibito il soggiorno in Francia ai pretendenti la corona.
Fu nella grande villa di Stowe House che il neo colonnello dŽartiglieria Emanuele Filiberto, venuto in rappresentanza di Casa Savoia ai funerali del padre, la conobbe.
Si sposarono nove mesi dopo, il 25 giugno 1895, a Kigson; Amedeo nacque nel 1898, Aimone nel 1900.
Elena, oltre ad avere idee ben precise sullŽeducazione civile dei figli – Amedeo frequenterà per due anni Eton – era anche risoluta a contrastare il male ai polmoni che nel 1907 la colpì.
Andò ad Alessandria dŽEgitto con il marito, avendo come guida il capitano napoletano Maurizio Piscicelli de Vito che aveva combattuto contro lŽimpero ottomano e conosceva gli usi.
Il viaggio continuò fino in Uganda e durò sei mesi.
Tra il 1909 e il 1913 fece altri 3 viaggi in Africa e un giro del mondo.
Il quarto fu quello che fece sulla Melfi come crocerossina in Libia.

Nel 1915 Elena assume di fatto il ruolo della rappresentanza dei Savoia al fronte, non solo, ma ella rappresenterà il contributo delle donne italiane alla guerra.
Non era mai successo durante il Risorgimento, né in Italia vi era stato un movimento simile al suffragismo inglese, ma dal momento che in Europa il suffragio universale maschile era rigidamente connesso con il servizio militare – un fucile, un voto – fu chiaro fin dai tempi della Menfi che la partecipazione delle crocerossine, volontarie, alle attività di soccorso dei feriti, di fatto apriva la strada al suffragio elettorale femminile.
La gran parte delle 8.500 crocerossine volontarie della Grande Guerra provenivano dalla nobiltà e dallŽalta borghesia e, proprio per questo, il loro attivismo fu uno dei fattori che accelerarono lŽemancipazione della donna italiana.
La duchessa ne diverrà lŽemblema.

Acuta e inflessibile, pragmatica e raffinata, Elena già nel maggio 1915 non accetta giustificazioni per quelle infermiere che ambiscono solo al diploma e alla medaglia, ma che non sanno assistere e medicare.
CŽera poi il fatto che la Sanità Militare non era un universo dŽalati e aggraziati organizzatori.
A Udine trova delle infermiere improvvisate: Qualche anno indietro, un gruppo di signore ha seguito un corso teorico, dopo di che, senza esercitazioni pratiche e senza esami, sono state tutte improvvisate infermiere diplomate dalla Croce Rossa con medaglia e diploma.
Assiste a Milano agli esami di 10 allieve del 2° corso che i medici promuovono ma che secondo lei sapevano poco o nulla.
Nessun lassismo, nessuna concessione agli infingardi: Elena fa sospendere un corso accelerato per infermiere a Roma che non dava alcun affidamento, anche se il presidente della Croce Rossa è agitato perché il Secolo dŽItalia minaccia una campagna contro la duchessa.

LŽattività massacrante dei primi giorni di guerra verrà appena mitigata nelle settimane seguenti con lŽattivazione degli ospedali territoriali e della Croce Rossa, con ispettrici appartenenti allŽaristocrazia – le uniche che grazie alle conoscenze potessero ottenere prontamente esecuzione dei lavori.
In agosto, infatti, la duchessa ispeziona gli ospedali di Napoli, di Roma e dellŽItalia centrale; in settembre è sulle Dolomiti, il 22 è a CaŽBolani, vicino a Cervignano e a S.
Giorgio di Nogaro, nellŽospedale di guerra 48 della C.R.I.:
È in un magazzino di fieno, in una fattoria di campagna, ma vi sono due infermiere di Torino: Margherita dŽIncisa e Ghita Perrone, ottime.
Ghita è alla sua sesta notte sempre in piedi.
Vi sono ricoverate 40 donne e bambini salvati dal bombardamento di Monfalcone, alcuni feriti in modo spaventoso – spettacolo orrendo, più triste di tutti i feriti visti finora.
Le infermiere abitano una piccola camera in comune nella fattoria vicino al fienile, mancano di tutto anche delle cose più indispensabili
.

È nella Bassa friulana che la duchessa cerca di concentrare i miglioramenti in quanto non solo è la zona dellŽarmata di suo marito, ma è la zona del fronte dove si hanno le maggiori perdite in morti e feriti.
Eppoi vi sono i casi di tifo allŽospedale 075 della Sanità a Monastero di Aquileia nei magazzini dellŽazienda agraria dei Ritter de Zahony:
2 ottobre – Infermiere: capogruppo Camilla Capomazza, [Gina] DallŽOlio e [Maria Teresa] Viotti.
200 feriti divisi in due piani, grande edificio dalle immense sale.
Tutti hanno dei buoni letti.
… Non vi è igiene; non vi è modo di fare unŽanalisi dellŽorina.
Vi sono 70 malati di tifo tra i quali uno è morto e molti malati intestinali.
NellŽedificio non vi sono gabinetti; i malati debbono scendere nel cortile e la notte evacuano nei secchi senza coperchi e senza disinfettanti, dietro una specie di paravento nellŽangolo del granaio.
Quando i secchi sono troppo pieni, versano da un piano allŽaltro a traverso le tavole disgiunte del pavimento
.

Nulla sembra sfuggirle. Ormai vive in una villa a San Giorgio di Nogaro, villa Dora, ma tutto ciò che vede travalica il suo ruolo di ispettrice, lo vive con quella partecipazione alla sofferenza che è data sol da una sensibilità e consapevolezza etica e umana:
3 ottobre 1915 – Palmanova – ospedale di Sanità. DallŽinizio della guerra Lydia Tesio e Alberta Marazzani passano tutte le notti nellŽospedale. Vi è anche Imogene Colonna da Roma. Avevo visto lŽospedale il 9 giugno, non è più riconoscible. Tutto è trasformato e pulito.
… Vi sono 25 casi di tifo non ancora trasportabili, tre feriti al cranio, uno dei quali ha perduto la vista: è un siciliano, ha 19 anni
;

lo segna sul suo diario, di questo siciliano, probabilmente ne sa anche il nome: è uno dei tanti giovani che rimarranno ciechi, lei lo scrive in questo suo diario in cui non vi è nulla dŽinessenziale, in cui un ospedale raramente è relazionato per più di tre righe.
Eppure cŽè posto per questo siciliano sfortunato.
Il 5 ottobre ritorna allŽospedale Toppo Wassermann di Udine, lì dove aveva trovato un elemento leggero che vi si era infiltrato, probabilmente delle infermiere che avevano manifestato sentimentalmente delle preferenze.
Aveva dato lŽincarico alla ispettrice marchesa Costanza di Colloredo che ha rimesso tutto in ordine richiamando in servizio le infermiere diplomate che avevano disertato.

A Tolmezzo il 6 ottobre, nellŽospedale della Riserva, Elena incontra Elsa Dallolio – figlia del generale Alfredo, direttore generale di Artiglieria e genio al ministero della Guerra - e Nerina Gigliucci, lŽamica con la quale aveva vissuto tre anni prima sulla nave ospedale Melfi.
La mattina del 7 ottobre Cervignano viene bombardata – dagli aeroplani, scrive la duchessa, invece sembra fossero i colpi degli obici da 381 dellŽHermada – con il fine di colpire il comando della 3a armata.
Lei corre allŽospedale da campo 032 della Sanità dove lavorano le infermiere Gorresio Gabet di Mondovì e Liccioli di Voghera e dove sono ricoverati i civili feriti: un ragazzo ha la gamba amputata e 4 altri feriti, un altro ancora era già morto.

Il diario dellŽIspettrice generale è così: lapidario, telegrafico e disadorno, ma stracolmo di particolari di quel immenso sacrificio collettivo – degli infermi e dei medici, delle crocerossine.
Le senesi Piccolomini Bandini e Laparelli che nellŽex granaio da fieno di Castello di Porpetto – lŽospedale della C.R. 30 – dove sono ricoverati i soldati con la scabbia e la sifilide acuta, si occupano della biancheria, della cucina e della dispensa; la Bianca Mocenigo e la Marianna Denti che nellŽospedale n° 8 della C.R. curano i malati di tifo.
LŽ11 ottobre la duchessa ritorna allŽospedalone 237 della Sanità militare di Cervignano, per quale motivo? Sono ritornata per rivedere il prete che, per assistere i soldati malati, ha preso il tifo che lo tiene a letto da 65 giorni.
Non scrive altro, solo questo, due righe che testimoniano appunto il sacrificio di una nazione appena nata: chi combatte e si ammala, chi lo cura e una duchessa che fa un sacco di cose, ma che pensa alle persone eccellenti che incontra, e che ce lo dice.
Due righe scarne che racchiudono il suo carattere fatto di umanità ma anche di rigore morale, dal momento che in quello stesso giorno ella visita gli ospedali di Turriaco, Cassegliano, San Pier dŽIsonzo, Romans e Medea.

Che il suo rapporto con gli infermi non sia stato di pura rappresentanza lo si desume dal fatto che il 12 ottobre la duchessa non si risparmia la visita allŽospedale 25 della C.R. a Visco ove vi sono 800 casi di colera.
A SantŽAntonio di Scodovacca trova invece malati di tigna, di resipola, di orecchioni, di scabbia e servizi igienici primitivi.
Fa chiamare il direttore: gli ho dato un solenne rimprovero per tanta negligenza e sudiciume; incollerita, lo stesso giorno non esita a reclamare presso il Generale conte S.R.I. Guglielmo Pecori Giraldi del VII corpo dŽarmata – futuro comandante della I armata e maresciallo dŽItalia – per il modo in cui era gestito lŽospedale 94 della Sanità Militare di Scodovacca.

Il 17 ottobre scrive nel diario: San Giorgio di Nogaro. Gabinetto Batteriologico. È impiantato dal colonnello Tusini, Delegato sanitario della 3a armata per la Croce Rossa, è la prima volta che menziona il Professor Giuseppe Tusini, chirurgo e professore dellŽUniversità di Modena che di lì a pochi mesi impianterà a San Giorgio la Scuola medica da campo, altrimenti nota come Università Castrense.
NellŽautunno le infermiere crebbero di numero per far fronte alla marea di feriti e di malati che le condizioni bestiali di permanenza in trincea generavano- Alla duchessa era rimasto lŽamaro ricordo dellŽospedale Toppo Wasserman in cui allŽinizio della guerra vi erano stati episodi di una certa disinibizione da parte di una o due sedicenti infermiere:

2 novembre 1915. Il direttore Pullè consegna oggi lŽospedale ad altro direttore. Sono entrata in incognito da una porta laterale ed ho trovato tutto in perfetto ordine.
Le giovani infermiere erano intente a curare i feriti e non alzavano nemmeno il capo al nostro passaggio. Sui tavolini da notte vi era un vaso con foglie dŽedera.
La marchesa di Colloredo dedica tutta sé stessa allŽospedale. Un soldatino di Salerno ha perduto entrambi gli occhi, ha la mascella ferita e non può parlare; per scrivere si fa reggere la mano.
È uno spettacolo straziante. Il Dottor Perna fa miracoli in operazioni di protesi. Malgrado lŽatroce spettacolo di terribili sofferenze e di piaghe ributtanti, è un ospedale che si visita con piacere
.

Il giorno dopo Elena è allŽospedale 206 della Sanità a Santa Maria la Longa dove tre grandi granai erano stati trasformati in un ospedale con 600 letti:
Mentre stavo per andar via, sono arrivati dei camion pieni di feriti della mattinata sporchi di sangue e di fango.
Era una folla lugubre e muta, malgrado il coraggio dei feriti. Ci siamo messe tutte ad aiutare. Tra i chirurghi vi è Boni, socialista, del Municipio di Torino
.

LŽorrore della guerra è immenso e la duchessa se lo beve tutto:
8 novembre.
Mereto di Capitolo – Ospedale di tappa (Seminario).
Un locale immenso, quasi tutti feriti con piedi congelati.
Due madri assistono i loro figli morenti.
un ufficiale doi complemento, ragazzo di 20 anni, ha una lesione alla colonna vertebrale.
Ha la madre accanto
.

Elena vede lŽorrore degli ospedali della Sanità, quando si abbandonano i morenti a sé stessi: la tragedia dei campi di battaglia continua silenziosa nelle soffitte delle aziende agrarie della Bassa friulana:
12 novembre, CaŽBolani. Ospedale 15 C.R. [Fernando] Perrone è stato ferito ieri ed è stato trasportato qui dove è infermiera sua sorella.
Sono stata a vederlo. Non è grave, ma è molto stanco. EŽpieno di entusiasmo, ma anche di orrore per la vista del campo di battaglia dove i feriti rimangono senza cura e i morti senza sepoltura
.

Margherita – Ghita – Perrone San Martino sposerà nel 1916, a 26 anni, il colonnello Maurizio Piscicelli de Vito, amico di suo fratello Ferdinando e gentiluomo di corte della duchessa dŽAosta che aveva accompagnato nei suoi viaggi.
Piscicelli, medaglia dŽoro, morirà a Kamno, nella battaglia di Caporetto, al comando del 147° della brigata Caltanisetta.
Elena ha il polso della realtà perché ogni giorno deve intervenire:
25 novembre 1915. Dolegna, Ospedale 017 Sanità. Vi sono molti malati di tifo. DallŽaltro lato della strada alcune tende ricoverano 69 soldati feriti alla mano sinistra, accusati, e sotto il Consiglio di Guerra.
– Lazzaretto colerosi. Capitano Bertini. Lontano dalla strada, in una fattoria; il locale non è bello, però i soldati sono ben curati - Ve ne sono 80 molto ben curati. La settimana scorsa vi sono stati 300 morti. Il cappellano don Domenico Ilesia, semplice soldato, è ammirevole per la sua abnegazione.
Egli assiste tutti i moribondi, seppellisce i morti e si occupa di tutte le formalità.
Lo stesso giorno a Langoris nel Lazzaretto 230 in una casa grande circondata da baracche entrando ho dovuto retrocedere dallŽorrore: una lunga corsia contiene 2 fila di letti.
I disgraziati soldati ammalati sono buttati sui letti tutti vestiti, senza lenzuola, sulle materasse, con poche coperte, senza riscaldamento.
Si gela. Le stufe sono spente, nulla per dare un poŽdi conforto. Niente altro che da bere che acqua gelata, senza piantoni nelle sale, con 70 o 80 moribondi, senza disinfezione ai pavimenti.
I vasi da notte in uno stato ignobile … Vi sono alcune suore, ma non bastano e non mi sembrano adatte. Le baracche sono meno ignobili.
EŽvicino una batteria da Marina da 305 e quando tirano di lì i vetri sŽinfrangono come avviene in nostra presenza.
Questo fa aumentare il freddo in un ambiente che dovrebbe essere invece molto ben riscaldato. Credo che i 3/4 muoiono per il freddo. Vi sono più di 1.000 malati, tra i quali 6 ufficiali.
Subito dopo la visita vado a Udine per protestare di questo abominevole ospedale col generale Petitti di Roreto
.

In gennaio, quando ormai il progetto della Scuola medica per facilitare la laurea agli studenti del 5° e 6° anno sta marciando tra i ministeri, Elena passa molti giorni negli ospedali della Bassa friulana.
Gli occhi della duchessa non perdono nessun particolare e le sue brevi note giornaliere sono spesso dei bollettini dellŽemancipazione femminile italiana:
18 febbraio. San Giorgio di Nogaro. Laboratorio batteriologico. Infermiera Lina Bonaccorsi di Cremona.
Mi sono fermata a visitare il gabinetto dove lavora unŽinfermiera studentessa di Medicina del terzo anno dellŽUniversità di Pavia (ha 22 anni).
Qui si fanno le analisi per quasi tutta la terza armata
.

Poi unŽaltra piccola storia in nuce:
7 aprile. Codroipo. Sanità.
Picchetto armato, grande riunione delle autorità comandanti il Presidio, discorso di Bassi, delegato generale della Croce Rossa, per la consegna di una medaglia dŽargento di benemerenza allŽinfermiera Stella Diana di Genova che ha dato lembi della sua pelle per innestarli ad un soldato ferito gravemente.
Ho deciso di togliere le infermiere da questo ospedale che prima era chirurgico, ma ora ricovera quasi tutti soldati affetti da mali venerei
.

Solo in un caso la duchessa nel Diario cede allŽeloquenza:
16 maggio 1916 – San Canziano – Sezione di Sanità – Villa Marcorin.
Dopo molte ricerche troviamo lŽospedale in una fattoria dallŽaltro lato del ponte Michelis. Arrivano i camions pieni di feriti.
SŽimprovvisa una camera dŽoperazione, dove da 24 ore tre chirurghi lavorano senza tregua.
EŽun macello: tutto è pieno di sangue, malgrado ciò tutto è in ordine perfetto e i medici operano, tagliano, disinfettano, fasciano con sveltezza, calmi e pazienti: sono ammirevoli.
Le camere sono ingombre di letti dove giacciono i feriti più gravi, non trasportabili.
Nel granaio dove si arriva per una scaletta sconnessa, acuni pagliericci raccolgono i morti e gli agonizzanti.
Rantoli, sangue, putrefazione: è uno spettacolo raccapricciante. Non si sente un lamento, tutti sono rassegnati.
Fra i moribondi vedo un giovane sottotenente che ha il polmone traversato da una pallottola, gli raccomando di non muoversi.
Scendo di nuovo al pianterreno, in un hangar, sulla paglia ci sono tanti feriti, i meno gravi e malati appoggiati gli uni sugli altri.
Quelli che si mantengono ancora in piedi sono nel cortile.
E continuano ad arrivare camions che da 24 ore non si fermano, pieni di uomini e di sangue! Gli chauffeurs sono esausti.
Ritorno nella sala dŽoperazione e assisto allŽoperazione di estrazione di una spoletta intera di granata dalla spalla di un soldato del reggimento Cavalleria Guide, Cesare Razzoli.
Non manda un gemito.
Il bombardamento continua, la fattoria è presa di mira; i camions ripartono, fischiano le bombe sulle nostre teste
.

Il Diario della duchessa dŽAosta fa emergere come lŽintero Friuli fosse puntellato da piccoli e grandi ospedali necessari a smistare i feriti e a curare gli intrasportabili e soprattutto a fungere da luogo di trapasso per i moribondi poiché se una parte moriva sul colpo o ferita nei campi di battaglia, unŽaltra parte moriva negli ospedali assistita dalle crocerossine che la duchessa istruiva e proteggeva come una leonessa.

p.g.
 
Articoli vicini:
  « Università Castrense «     » Linee del Torre »  
 

IMMAGINI CORRELATE A
QUESTO ARTICOLO:



 - Duchessa dŽAosta a Gelib
Duchessa dŽAosta a Gelib

 - La Duchessa dŽAosta
La Duchessa dŽAosta

 - Manifesto delle infermiere
Manifesto delle infermiere

 - La duchessa dŽAosta
La duchessa dŽAosta

 - Manifesto di Dudovic
Manifesto di Dudovic

 - La duchessa dŽAosta
La duchessa dŽAosta

 - CaŽ Bolani
CaŽ Bolani

 - LŽospedaletto di Cervignano
LŽospedaletto di Cervignano

 - Elena dŽAosta con i figli
Elena dŽAosta con i figli

 - Villa Dora
Villa Dora

 - Villa Dora
Villa Dora

 - La duchessa Elena
La duchessa Elena

 - Gabinetto di batteriologia
Gabinetto di batteriologia

 - LŽospedale di Manzano
LŽospedale di Manzano

 - Ospedale S.Maria la Longa
Ospedale S.Maria la Longa

 - Villa Dora
Villa Dora

HOMEPAGE   INTRO   ARTICOLI   IMMAGINI   CREDITI   CONTATTI  

Testi e documentazione curati da Paolo Gaspari Editore Web Design e servizi Internet curati dalla Soft Hare Productions