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La Grande Guerra ad Aiello del Friuli
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La Grande Guerra ad Aiello del Friuli

Aiello al tempo della Grande Guerra era una località del Basso Friuli orientale con 1.700 abitanti, appena al di là del vecchio confine.
Le truppe italiane della III Armata lo avevano raggiunto il primo giorno delle ostilità, il 24 maggio 1915.
Quella presenza fu vista come unŽoccupazione dalla maggior parte della popolazione, in quanto in essa albergava un radicato e sentito lealismo austriaco.
Le autorità militari internarono buona parte dei maggiorenti rimasti, dal parroco agli esponenti del partito cattolico, promuovendo invece alcune persone che avevano in precedenza manifestato sentimenti irredentisti.

Aiello, come tutti i paesi della fascia immediatamente a ridosso del fronte, divenne una zona di retrovia, in cui per oltre due anni furono presenti un gran numero di comandi e di servizi, senza contare tutte quelle truppe combattenti, che vi passavano i turni di riposo prima di essere ributtate nella fornace del Carso.
Una presenza che faceva moltiplicare in loco le rivendite di vino e tutte quelle botteghe e servizi che potevano essere utili ai soldati.
EŽsegnalata la presenza in paese dei Cavalleggeri di Piacenza, Piemonte Reale, reggimenti di fanteria 19° e 20° della Brescia, 74° (Lombardia), 121° (Macerata), 128° (Firenze) e la Sassari.

Di questŽultima presenza ha lasciato un simpatico ricordo il tenente Emilio Lussu in alcune pagine de Un anno sullŽaltopiano: “In due tappe fummo ad Aiello, piccola cittadina, non lontana dalle vecchie frontiere…“.
Il racconto prosegue poi parlando di un ricevimento di benvenuto in municipio, organizzato dal sindaco di Aiello Lazzari, elevato a quella carica dalle autorità italiane.

Guido Lazzari, proprietario terriero e imprenditore, abitava nella villa già Strassoldo, da lui acquistata una ventina di anni prima.
Nella villa trovarono sede alcuni comandi divisionali, tra i quali, nei primi giorni della guerra, quello della I Divisione di Cavalleria (della quale faceva parte il Genova), il cui comandante, Generale Pirozzi, fu il primo a subire i famosi siluramenti di Cadorna, venendo destituito il 5 giugno per aver mancato gli obiettivi assegnati al suo reparto nel primo giorno di ostilità.
Fu sostituito dal Generale Pellegrini.

Villa Lazzari

Anche quando la villa Lazzari non fu sede di comandi fu, comunque, aperta e ospitale con la varia ufficialità italiana presente in paese e nei dintorni, sia offrendo ad essa lŽalloggio sia serate di musica e lieta compagnia.
Vi pasò il Generale Porta, comandante della 34a Divisione e il tenente generale Armando Diaz, allŽepoca comandante del XXIII Corpo dŽArmata.
Sia 34a div. che XXIII Corpo ebbero sede in Aiello per breve tempo.
Vi fu inoltre del figlio del Comandante Supremo, tenente Raffaele Cadorna, che, divenuto generale, sarà protagonista discusso della difesa di Roma lŽ8 settembre 1943 e poi, nel 1944-45, a capo del CLN Alta Italia.

Il reggimento di Cavalleria Piemonte Reale porterà molti rampolli della nobiltà: Pompeo Pignatelli, Filippo Rinaldi Ghislieri, Luigi Tosti di Valminuta, Carlo Dentice di Frasso, Manfredi Lanza di Trabia, che cadrà poco dopo, così come il comandante del reggimento, Colonnello Francesco Rossi, medaglia dŽoro, morto presso Cessalto, durante la ritirata al Piave.
Fu presente in casa Lazzari pure il Tenente Attilio Frescura (poi Capitano), giornalista, autore del Diario di un Imboscato nel quale dedica diverse pagine alla villa e ai suoi ospiti.

Vi passò anche il medico francescano padre Agostino Gemelli, che dopo la guerra, nel 1921, fonderà lŽUniversità Cattolica di Milano.
Ad Aiello fu anche il barnabita padre Giovanni Semeria, noto teologo ed oratore, in quel tempo cappellano al Comando Supremo.
I due religiosi visitarono gli ospedali allocati in varie strutture del paese: lo 009 nel palazzo Urbanis, lo 003 nellŽex convento domenicano, lo 014 nella scuola elementare.
Vi furono inoltre lo 076 e 077.

Ebbero più di una visita pure dalla Duchessa dŽAosta, ispettrice delle infermiere della Croce Rossa Italiana.
NellŽospedale 014 fu ricoverato, per malattia, Filippo Corridoni, sindacalista rivoluzionario e interventista.
Benché non guarito, lasciò volontariamente lŽospedale per partecipare con il suo reggimento, il 32° Siena, allŽassalto della Trincea delle Frasche sul Monte San Michele, ove cadde il 23 ottobre 1915.

Non mancò il passaggio del re Vittorio Emanuele III il 6 giugno 1915.
Vi funzionò per breve tempo un tribunale militare, la cui prigione era situata nel Palazzo Michieli, oggi Palazzo Zamparini.

Il Campo di Aviazione di Aiello

La più importante istituzione degli anni di guerra in paese fu il campo dŽaviazione, creato in località Prati.
Come dice il nome, questŽultima era unŽampia superficie a prato stabile, che venne fin dai primi giorni dŽoccupazione requisita dalle autorità mili tare, che vi impiantarono le attrezzature minimali per la sua utilizzazione come terreno di volo.
Per quasi due anni fu adoperato come campo dŽappoggio, essendovi la presenza di velivoli solo in particolari occasioni: offensive, costituzioni di scorte a ricognitori o atterraggi di aerei in difficoltà.

Poi, dalla primavera del 1917, vi fu, per concorrere alla difesa di Cervignano, stabilmente stanziata una squadriglia di caccia, la 77a, una delle più blasonate dellŽaviazione italiana e segnalata dal distintivo del cuore rosso.
Ad essa si aggiunsero poi la 80a ed infine lŽ84a.
Il via vai di aerei – soprattutto Nieuport 11 e 17 – fu quindi notevole e così la presenza di piloti, alcuni dei quali divenuti degli assi: Ancillotto, Rizzotto, Cabruna, Leonardi, Allasia.

Vi atterrò alcune volte anche Gabriele DŽAnnunzio.
In particolare durante la XI Battaglia dellŽIsonzo, il 20 agosto 1917, il Caproni su cui era imbarcato per tre volte vi prese terra, per rifornirsi di carburante e far rattoppare i danni provocati dalle pallottole nemiche.
In un suo scritto successivo il Poeta lo ricordò come quel triste campo di Aiello e come lŽarido campo di Aiello.
Su di esso si tennero più volte cerimonie, per il conferimento di medaglie a singoli e reparti, che videro la presenza del comandante della III Armata Emanuele Filiberto dŽAosta e di molti generali appartenenti alla stessa formazione.

Dopo Caporetto il campo fu brevemente utilizzato dagli austriaci della 41° Flik (una delle migliori squadriglie da caccia dellŽaviazione asburgica) e quindi vi operarono assi come Linke-Crawford e Brumowsky.
Rinacque a nuova vita nel primo dopoguerra.
Tra 1919 e 1922 vi stazionarono diverse squadriglie dŽaeroplani, in particolare la 87a Serenissima, quella del Volo su Vienna, alcuni piloti della quale fuggiranno a Fiume per unirsi a DŽAnnunzio.
Durante questo periodo vi atterrò, suo malgrado, pure Benito Mussolini, lŽ8 ottobre 1919, di ritorno proprio da una visita a Fiume.

Del periodo della Grande Guerra, a parte i ricordi, ad Aiello rimane ben poco: una colonna commemorativa proveniente dal locale cimitero militare e, legati al campo dŽaviazione, una riservetta per munizioni in cemento nonché i resti di un più ampio ricovero antiaereo.
Resti, in quanto il manufatto fu fatto saltare in aria dai tedeschi negli ultimi giorni di aprile 1945.

s.p.
 
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