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Presentazione - Introduzione

Il fronte italiano della Grande Guerra, nel resto dellŽEuropa, è ricordato quasi solo per la battaglia e la conseguente rotta di Caporetto (o sfondamento di Tolmino, come viene chiamata in ambiente germanico) e anche fra i nostri più giovani cocittadini probabilmente non resta molto di più di un nome sinonimo di disfatta.

Qui in Friuli certo le cose stanno un poŽ diversamente.
Tutti conoscono il grazioso paese fra i monti, a due passi da casa, appena oltre una frontiera che non cŽè più, ma per le giovani generazioni sembra quasi che quei lunghissimi anni di guerra non abbiano prodotto nientŽaltro di memorabile.
Sono anni lontani, immersi nella nebbia indistinta del passato remoto, che rende poco comprensibile anche una grandiosa evidenza monumentale quale è il sacrario di Redipuglia.
Eppure gran parte di quel fronte passava qui, sulla nostra terra.

Qui si svolse gran parte di quelle spaventose battaglie in cui persero la vita oltre un milione di giovani provenienti da tutte le regioni del Regno dŽItalia e dellŽImpero dŽAustria e Ungheria.
Qui sono ancora visibili le tracce lasciate sul terreno da quello smisurato scontro che fu sì di armi, ma anche di industrie, trasporti, rifornimenti, sanità, capacità organizzative e che coinvolse direttamente nello sforzo produttivo anche tutti coloro che coltivavano campi lontani migliaia di chilometri, rimasti privi delle forze più valide.

Nella nostra terra inoltre, buona parte della popolazione civile fu sin dallŽinizio impiegata nelle attività di supporto alle truppe e tutta fu travolta dallo sfondamento del fronte e tentò, non sempre riuscendoci, di seguire lŽesercito oltre il Tagliamento e il Piave.
Per chi rimase, lŽanno seguente fu terribile, per la fame e la paura; ma anche per quanti riuscirono a passare i ponti lŽaccoglienza riservata nei luoghi di profuganza non fu certo delle più calorose.

La guerra trasformò profondamente e irreversibilmente la vita della gente e tutto il territorio friulano. I suoi segni sono ancora qua, resti di fortificazioni, trincee, strade; anche dove non si combatté a lungo è ancora possibile leggere il paesaggio per comprendere meglio la gigantesca organizzazione che fu edificata in quegli anni.

Durante il conflitto, poi, si incontrarono popolazioni che in precedenza non erano pressoché mai venute a contatto.
I Friulani, in particolare, a causa dellŽemigrazione conoscevano meglio i popoli che erano divenuti Il Nemico, che i propri connazionali.
Nei decenni successivi sulla retorica della trincea come crogiolo di fusione dellŽidentità nazionale si affermò la creazione nellŽimmaginario collettivo di una specifica idea di Italia, accompagnata dalla svalutazione, in particolare, delle identità linguistiche.

Oggi, a distanza di novantŽanni, si cerca di rileggere con maggior obiettività i fatti, le loro premesse e conseguenze, e non è solo un esercizio accademico.
Questo nostro recente passato ha avuto un rilievo determinante del definire lŽattuale identità italiana e le forme istituzionali, giuridiche e politiche in cui essa si esprime e che determinano tanta parte della vita di ognuno di noi.
Conoscerlo è necessario anche per poter dibattere con cognizione di causa altre possibili forme di convivenza, di cittadinanza e di istituzioni, magari con passione, ma ripudiando la violenza che negli ultimi anni torna ad avvelenare la vecchia Europa, rimanendo sempre allŽinterno della democrazia, per il cui raggiungimento sono stati pagati prezzi altissimi dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Con questo progetto abbiamo voluto presentare al pubblico eventi e luoghi della nostra provincia, che meno di altri sono stati descritti nella vasta letteratura sulla Grande Guerra, alcuni probabilmente sconosciuti anche a quanti abitano nelle immediate vicinanze.
Altri ancora ne esistono e continuano ad essere scoperti nelle relazioni degli ufficiali depositate negli archivi dellŽUfficio Storico dello Stato Maggiore dellŽEsercito e nei diari di singoli soldati.
LŽAmministrazione provinciale segue con attenzione e interesse queste ricerche.

Ci auguriamo di aver reso un servizio utile non solo ai Friulani, ma anche a quanti, e sono decine di migliaia, ogni anno giungono nella nostra terra a rendere visita ai cimiteri e ai luoghi delle battaglie.
Speriamo con esso di stimolare la consapevolezza del valore di queste ricerche, dei cimeli, dei ricordi, dei diari, che moltissime famiglie ancora conservano e che meritano di essere conosciuti.

Elena Lizzi
Assessore provinciale allŽIstruzione, Cultura, Identità e Pari Opportunità
Assesôr provinciâl ae Istruzion, Culture, Identitâs e Paritâts

 

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